ULTRASTUDIO
 
Presents:
 
2018 GUEST Program
#GUEST 9: Gabriele De Santis
I CAN SKIP THE TURTLES THIS TIME
24.06.18 h: 19:00
24.06.18 – 08.07.18
 
Nowhere: the State of Unrealities
2018 GUEST PROGRAM
www.ultrastudio.sexy
 
ENG
 
In 2018. Between the self and the self there is always the other
 
A. We are in 2018. SWe are still far from 16 December 16, 2040, our hundredth birthday, yet we are but yet we are getting closer to the 11th July 11, 2023, the date of our alleged death.
 
B. We are in 2018! We can write our 14th telegram for the Serie di merli disposti ad intervalli regolari lungo gli spalti di una muraglia. If we sent it today we would write 16.700 days ago it was 2 May 2, 1971, which means. It is also 400.800 hours ago, 1.422.880.000 seconds ago.
 
A. Do you remember in Alice’s Adventures in WonderlandLe avventure di Alice nel paese delle Meraviglie, by Lewis Carroll, when Alice, drinking tea in the company of the Mad Hatter, noticed histhe clockk of Cappellaio? ‘What a funny watch!’ she remarked. `It tells the day of the month, and doesn’t tell what o’clock it is!’ ‘Why should it?’ muttered the Hatter. `Does your watch tell you what year it is?’ `Of course not,’ Alice replied very readily: `but that’s because it stays the same year for such a long time.’
 
B. Ours watchesclock are instead annual clocks where the clock face displays – rather than the hours’ digitscyphers like 12, 3, 6, 9 – the ones of the currentprevious year, suspendinglaying off the conventional time telling of the wristwatch. It’s impossible to measure what seems to flow. So As long as we don’t mess with it – something that happens quite often – time can make the clocks do everything it likes (1).
 
A. Also the calendar, where years and days can switch. From 365/366 days, it’s enough to select a few to compose a collage, the cipher of the year. It’s no longer a linear or mathematical time, but an existential time. It’s a replaced, condensed, re-combined time, where temporal measures of different orders trade places, where time can be played.
 
A. Same for the calendar, where years and days can swap places. Of the 365/366 days available on a calendar, it’s enough to select a few of them to compose a collage with the figure of the year. It’s no longer a linear or mathematical time, but an existential one. A replaced, condensed, re-combined time, where temporal measures of different orders exchange places, where time can be played with.
B. Do they also ask you continuously ask you why dates are so important for us?
 
A. … And the answer is always the same: DThe dates? DoO you know why they are very important? Because if, for instance, you write on a wall ‘1970’ it might seems nothing important, but in thirty years…. With every day which goes by, this date becomes more beautiful, it’s time at work. Dates indeed have this beauty, the more time passes by, the more beautiful they become. (2)
A.
 
B. Today 1970 is the time – and space – of mythological nostalgia. Us, well weWe ourselves took the appearance of an eccentric figure, to a certain extent suspended in a legendary limen. The language through which we communicated at the time is known today familiar, historicized, almost well-established. Yet for us it continues to beis always an experiment, a game. Niente da vedere, niente da nascondere (Nothing to see, nothing to hide) we declared in 1969 via our work. A frame which leads towards the outside.
B.
 
A. We are in 2017. If we were to write 2018 on a wall now, what will everybody think in thirty years? What will be left of its symbols and aesthetic? The filter of time we explore needs to challenge the spectator to go beyond trespass the retinal sphere, to define the seeing experience in a new way.
A.
 
B. Do we want to see or hide today? Or better: is it possible to see or is it preferable to hide in a safer elsewhere? It’s important to face the present, to not fear it, or seek refuge in the past or in a incessant appropriation, citationism, but to welcome that which has been into an unpredictable scheme, in order to, before everything elseabove all, build an iconography of the current time.
B.
 
A. And after all moreover how can we predict the present? In its confrontationrossing with the past, or in its future crossingscrossings, as how are we are doing now? The nonsenses, the inversions, the clocks, the calendars, the harebrained odd telegrams, the allusions to the (dis)measures of time, the possible meetings encounters and those we desire to have, can be highlighted and elaborated in order to write a page on our timeoday.
A.
 
B. I don’t have an answer but a proposal. First of all, to be involved in the present, to know how to face it, interpret it, and put it into a shapetranslate it, and shape it. This is what we intend to do. To play with the image and make the game participate, to create a short circuit of and into ordinary experience, are all variablesoptions that shouldn mustn’t be underestimated.
 
A. Yes, to disclose art to the dimension of time, to lose the gaze, to involve the spectator and draw him into the invented and built-up dimension. Perhaps we need to act as prophets psychics. DALL’OGGI AL DOMANI (FROM TODAY TO TOMORROW)OVERNIGHT. Without any prophecy art is incomplete. A prophecy that can involve give enclosure, that can draw, that brings the observer to strive to see the invisible.
A.
 
B. We are in 2018. So let’s keep meditating on time, this intangible concept. Let’s not isolate it, let’s not crystallise it into a microcosm. Let’s unfold it toward its infinite possible images. Here we are: DARE TEMPO AL TEMPO (JUST GIVE IT SOME TIME TO TIME) in that POZZO SENZA FINE (BOTTOMLESS HOLE). If we can manage to be vedenti (to be those who see)seeing, time it will reveal itself.
B.
 
(1)La voce “tempo” in Giacinto Di Pietroantonio (a cura di), Alighiero Boetti. Quasi Tutto, SilvanaEditoriale, 2004.
(2)Intervista con Mirella Bandini, 1972, in Alighiero Boetti (1965-1994), Mazzotta 1996.
 
Ilaria Gianni
 
ITA
 
Nel 2018. Tra sé e sé c’è sempre l’altro
 
A. Siamo nel 2018. Ancora lontani dal 16 dicembre 2040, nostro centesimo compleanno eppure ci avviciniamo all’11 luglio 2023, la data della nostra presunta morte.
 
B. Siamo nel 2018! Possiamo scrivere il nostro quattordicesimo telegramma per la Serie di merli disposti ad intervalli regolari lungo gli spalti di una muraglia. Se lo spedissimo oggi dovremmo scrivere 16.700 giorni fa era il 2 maggio 1971. Che poi sono 400.800 ore fa, 24.048.000 minuti fa, 1.442.880.000 secondi fa.
 
A. Ti ricordi in Le avventure di Alice nel paese delle Meraviglie, di Lewis Carroll, quando bevendo il tè in compagnia del Cappellaio matto e della Lepre Marzolina, Alice si accorge dell’orologio del Cappellaio? “Che buffo orologio!” osserva, “Segna il giorno del mese e non segna le ore!” “E perché dovrebbe segnare le ore?” mormora allora il Cappellaio. “Il tuo orologio ti dice che anno è?” “Certo che no”, risponde Alice con grande prontezza; “ma questo è dovuto al fatto che un anno ci mette tanto tempo prima di cambiare”.
 
B. I nostri invece sono orologi annuali dove il quadrante riporta – al posto delle cifre delle ore 12, 3, 6, 9 – quelle dell’anno in corso, sospendendo la lettura convenzionale dell’orologio da polso grazie a questo scambio di misure. Impossibile misurare ciò che sembra scorrere. A patto di non mettersi contro di lui – cosa che avviene piuttosto spesso – il tempo può far fare agli orologi tutto ciò che gli si chiede.
 
A. Anche ai calendari, dove anni e giorni possono scambiarsi. Dei 365/366 giorni disponibili su un calendario a blocchetto, basta sceglierne alcuni per comporre, a collage, la cifra dell’anno. Non è più un tempo lineare o matematico, ma un tempo esistenziale. Un tempo sostituito, condensato, ricombinato, dove misure temporali di ordine diverso si scambiano di posto, dove il tempo può essere giocato.
 
B. Anche a te chiedono continuamente perché le date siano così importanti per noi?
 
A. E la risposta è sempre la stessa: Le date? Sai perché sono molto importanti? Perché se tu scrivi ad esempio su un muro ‘1970’ sembra niente, ma tra trenta anni… Ogni giorno che passa questa data diventa più bella, è il tempo che lavora. Le date hanno proprio questa bellezza, più passa il tempo e più divengono belle.
 
B. Oggi il 1970 è tempo – e spazio – di nostalgia mitologica. Noi stessi abbiamo assunto le sembianze di figura eccentrica, per certi versi sospesa in un limen leggendario. Il linguaggio con cui si comunicava all’epoca è oggi conosciuto, storicizzato, assodato quasi. Eppure per noi rimane sempre un esperimento, un gioco. Niente da vedere, niente da nascondere abbiamo dichiarato nel 1969 con la nostra opera. Un’inquadratura che apre verso l’esterno.
 
A. Siamo nel 2018. Se scrivessimo 2018 su un muro ora, tra trent’anni cosa penseranno? Cosa rimarrà dei suoi simboli e della sua estetica? Il filtro del tempo che esploriamo deve sfidare lo spettatore a oltrepassare l’ambito retinico, definire l’esperienza del vedere in modo nuovo.
 
B. Oggi vogliamo vedere o nascondere? O meglio: è possibile vedere o è preferibile nascondersi in un altrove più sicuro? L’importante è affrontare il presente, non averne timore, non rifugiarsi nel passato e nel citazionismo ma accogliere ciò che è stato in uno schema imprevedibile volto innanzitutto a costruire un’iconografia del tempo odierno.
 
A. E come si può prevedere il presente d’altronde? Nei suoi incontri con il passato, o con quelli futuri, come stiamo facendo noi ora? I nonsense, le inversioni, gli orologi, i calendari, i telegrammi strampalati, le allusioni alle (dis)misure del tempo, gli incontri impossibili e desiderati, possono essere messi in luci e elaborati per scrivere una pagina del nostro oggi.
 
B. Non ho una risposta ma una proposta. Essere coinvolti nel presente in primo luogo, saperlo affrontare, interpretare e tradurre in forma. Questo è ciò che intendiamo fare. Giocare con l’immagine e far si che il gioco sia partecipato, creare un cortocircuito della e nella esperienza ordinaria, sono variabili da non sottovalutare.
 
A. Si, dischiudere l’arte alla dimensione del tempo, far smarrire lo sguardo, coinvolgere lo spettatore e trascinarlo nella dimensione costruita e inventata. Forse dobbiamo agire da veggenti. DALL’OGGI AL DOMANI. Senza profezia l’arte è incompleta. Una profezia che coinvolga, che trascini, che porti l’osservatore ad adoperarsi per vedere l’invisibile.
 
B. Siamo nel 2018. Continuiamo allora a meditare sul tempo, questo concetto impalpabile. Non lo isoliamo, non lo cristallizziamo in un microcosmo. Apriamolo verso le sue infinite immagini possibili. Ecco: DARE TEMPO AL TEMPO in quel POZZO SENZA FINE. Se sapremo essere vedenti, esso si rivelerà.
 
Ilaria Gianni
 
 
Vynil panipulation
Mike Iena